Comunità energetiche rinnovabili: cosa sono e quali vantaggi offrono

Comunità energetiche rinnovabili: cosa sono e quali vantaggi offrono

Anche l’Italia si è adeguata alle direttive europee in merito alla generazione e consumo di energia localizzata, secondo i principi della partecipazione sociale nei processi di produzione, distribuzione e utilizzo dell’energia elettrica e termica. Le novità introdotte con il Decreto Milleproroghe ufficializzano il modello delle comunità energetiche, per favorire il decentramento e promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso le fonti rinnovabili.

Cosa sono le comunità energetiche

Quello delle comunità energetiche è un concetto abbastanza moderno, basato su un approccio centrato sullo sviluppo sostenibile, l’autoproduzione di energia e l’economia circolare. In particolare, si tratta di un modello innovativo secondo il quale il fabbisogno energetico locale viene soddisfatto in autonomia, attraverso la scelta di soluzioni condivise con la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Per questo si parla spesso di comunità energetiche rinnovabili. Il focus di tale cambiamento è la decarbonizzazione: si sostituiscono i combustibili fossili con fonti di energia pulita come l’eolico, il solare e la geotermia. Un sostenitore di questo sistema è l’ economista americano Jeremy Rifkin. Nel celebre La Terza Rivoluzione Industriale abbraccia il tema della decentralizzazione della società, a partire proprio dall’autosufficienza energetica delle comunità locali.

Le comunità energetiche in Italia

La recente normativa su menzionata, sta favorendo la diffusione delle comunità energetiche in Italia, un fenomeno già ampiamente radicato in alcune zone del Nord Europa e del Nord America. Nel nostro Paese ha iniziato a diffondersi solo negli ultimi anni. In tutta la penisola sono decine i progetti pronti ad essere implementati, con 12 comunità energetiche già attive e 32 in pole position (rapporto Comunità Rinnovabili 2020 realizzato da Legambiente).
L’Associazione ha deciso di rafforzare il sostegno verso questo modello di generazione energetica diffusa, per favorire quel cambio di mentalità indispensabile per superare gli schemi del passato. Oggi, secondo Legambiente, tutti i Comuni italiani sono già fortemente impegnati sul fronte delle energie rinnovabili, con più di 1 milione di impianti termici ed elettrici green ospitati, mentre 41 Comuni coprono il 100% del loro fabbisogno energetico con energie rinnovabili.
Un esempio è il progetto della comunità energetica di Primeiro-Vanoi, in Trentino-Alto Adige, a cui partecipano numerosi Comuni in provincia di Trento e oltre 10 mila cittadini. Ad oggi sono già connesse a fonti di produzione di energia pulita 12 mila utenze elettriche e 2.650 termiche, grazie a una rete integrata di sistemi idroelettrici, a biomasse, fotovoltaici e accumulatori termici. Il risparmio di CO2 è di oltre 250 mila tonnellate l’anno.

Come funzionano le comunità energetiche

I principi alla base del concetto di comunità energetica sono la produzione e il consumo in loco, tramite l’uso di fonti rinnovabili e la creazione di un’infrastruttura intelligente condivisa. La rete prevede la partecipazione attiva di tutti soggetti presenti sul territorio, tra cui cittadini, imprese, fabbriche, istituzioni e ovviamente i produttori di energia.
Si tratta dunque di sistemi a bassa tensione, gestiti da apposite associazioni o cooperative che devono rimanere aperte alle nuove adesioni favorendo l’inclusione. In particolare, all’interno di queste comunità è possibile produrre, scambiare e consumare energia, secondo il modello dell’autoconsumo e dell’autosufficienza energetica, tramite la condivisione dei costi per un maggiore beneficio a vantaggio della collettività.

La normativa italiana a supporto delle comunità energetiche

Le norme contenute nel Decreto Milleproroghe sono un passo avanti importante che avvicina la legislazione italiana a quella europea. In coerenza con l’orientamento delle istituzioni comunitarie e con i principali trattati e piani internazionali, tra cui il Protocollo di Kyoto, gli Accordi di Parigi e il Green Deal europeo.
Le comunità energetiche italiane sono riconosciute come soggetti giuridici, una scelta necessaria per assicurare la massima trasparenza e il diritto di scegliere il fornitore energetico, con il riferimento del Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Le condizioni da rispettare sono diverse, come il limite di potenza per gli impianti di 200 kW, la condivisione attraverso la rete di distribuzione esistente, la scelta di fonti rinnovabili e l’autoconsumo anche con accumulo.

La rivoluzione green delle comunità energetiche

Il modello di comunità energetica 2020 è destinato a segnare un cambiamento storico in Italia. Stimola una maggiore sensibilizzazione e una partecipazione attiva di privati e imprese nella costruzione di risposte alle esigenze di fabbisogno energetico.
I vantaggi di questo approccio sono evidenti e numerosi, tra cui:

- La diminuzione delle emissioni inquinanti di anidride carbonica;

- Il risparmio economico nel lungo periodo;

- Il raggiungimento dell’autosufficienza energetica;

- L’ innovazione tecnologica per una maggiore efficienza;

- La coesione sociale e la condivisione di pratiche per affrontare con efficacia le tematiche ambientali;

- La sinergia pubblico/privato nella riduzione dell’impatto ambientale.

La trasformazione deve essere sicura e graduale, per garantire la continuità energetica nazionale ed evitare qualsiasi rischio in termini di continuità di fornitura. Questo approccio consentirà non solo l’accelerazione dell’uso di energie da fonti rinnovabili, ma anche la ricerca di nuove soluzioni per aumentare l’efficienza dei sistemi esistenti, stimolando l’innovazione tecnologica per ridurre al minimo l’impatto ambientale senza compromettere la crescita e lo sviluppo sostenibile.