Michael Phelps: una sfida ai limiti dell’essere umano

Michael Phelps: una sfida ai limiti dell’essere umano

23 ori, 3 argenti, 2 bronzi: il bottino olimpico di Michael Phelps racconta la storia dell’atleta più vincente di sempre nella competizione a Cinque Cerchi. Il nuotatore statunitense, soprannominato lo Squalo di Baltimora, non è solo una leggenda dello sport: è la testimonianza della capacità dell’uomo di poter sfidare i propri limiti attraverso lavoro, concentrazione, spirito di sacrificio e forza di volontà.

Con la testa sempre in acqua

Michael Fred Phelps nasce a Baltimora nel 1985. Già da bambino dimostra di avere una straripante energia tanto che la madre Debbie, per farlo sfogare, lo iscrive a una delle discipline sportive più stancanti: il nuoto. A 7 anni Michael è già un portento: guizza in acqua seguendo i consigli dello storico allenatore Bob Bowman, che gli sarà accanto per tutta la carriera. A 9 anni, la maestra della scuola chiama sua madre per dirle che Michael soffre di un deficit di attenzione. Ha sempre la testa altrove, ma non è difficile per Debbie capire dove: la piscina. Anche in casa infatti il piccolo Phelps non pensa ad altro. Comincia così ad allenarsi senza soste, a gareggiare a livello agonistico. E a soli 14 anni infrange ben 6 record mondiali nella categoria ragazzi. Sono i primi di una lunga serie.

«Non ricordo un solo giorno nel quale non mi sia allenato»

La carriera di Phelps esplode definitivamente a 15 anni, quando si qualifica ai Giochi di Sidney 2000 diventando il più giovane nuotatore della storia moderna a partecipare alle Olimpiadi. Il suo non è un debutto vincente: arriva quinto nei 200 metri farfalla. L’attenzione però è tutta su di lui: l’adolescente americano capace di gareggiare alla pari con giganti come Tom Malchow. Quattro anni più tardi, alle Olimpiadi di Atene, Michael si presenta in corsia come la più grande promessa del nuoto internazionale. Non tradisce le aspettative: 6 medaglie d’oro, 2 di bronzo, 3 record del mondo e 3 record olimpici. Poco più che maggiorenne, entra di diritto fra i migliori nuotatori di sempre. Il suo segreto? «Non riesco a ricordare un giorno nel quale non mi sia allenato». Sul tetto del mondo e nel fiore dell’età, Phelps percorre in vasca circa ottantamila metri ogni settimana, dorme in una camera iperbarica, solleva pesi una volta ogni due giorni e consuma quotidianamente 12 mila calorie. Eppure uno stile di vita tanto strenuo non intacca affatto i suoi 194 cm per 90 kg. Questione di testa, prima ancora che fisica: «Mi sento a casa solo quando sono in acqua. Ho sempre saputo che è da qui che  io provengo».

Ascesa e caduta del re del nuoto

Le due Olimpiadi successive rappresentano rispettivamente il punto più alto e quello più basso della sua carriera. Ai Giochi di Pechino del 2008 l’americano arriva da super favorito, ma riesce comunque a sbalordire. Compie un’impresa epica: vince 8 ori e frantuma 7 record del mondo. Come lui nessuno mai. Non è più solo uno dei migliori sportivi della storia, ora è il miglior atleta olimpico di sempre. Proprio per questo il fallimento a Londra 2012 è scioccante, anche per le modalità con cui avviene. Nella capitale inglese Phelps vince l’oro quasi in ogni gara a cui partecipa, ma nella sua disciplina, i 200 metri farfalla, lo spreca all’ultima bracciata, sbagliando il tempo di arrivo quando era saldamente al comando. Un errore da principiante di cui beneficia il rivale Chad Le Clos, primo per soli 5 centesimi. È la caduta del re: all’indomani della manifestazione, Michael annuncia il suo ritiro.

L’orgoglio del campione

Il fantasma di quell’ultima apparizione lo tormenta anche nei mesi successivi. Phelps ne risente nella vita privata: prima si allontana dalla moglie, poi si fa arrestare per guida in stato di ebbrezza. La notizia fa il giro del mondo.

Ancora una volta la piscina gli viene in soccorso. Riprende ad allenarsi assiduamente, vuole tornare in attività. I giornali parlano della sua “rinascita“. Si qualifica alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016, stavolta senza il favore dei pronostici: ha 31 anni compiuti, troppi nel nuoto per competere ai vertici. Non per lui. Rinuncia alle distanze più lunghe e si concentra solo sulle sue discipline storiche. Vince quattro ori (e un argento) e stabilisce l’ennesimo record: è il nuotatore più anziano ad aver vinto una gara olimpica individuale. Soprattutto, vendica una volta per tutte quei maledetti 200 farfalla, sconfiggendo proprio Le Clos in un revival indimenticabile. Michael Phelps è tornato il re, e con lo scettro in mano può finalmente congedarsi dalla scena agonistica.

In Cover, Michael Phelps alla conquista della ventesima medaglia d’oro. Via Wikimedia