SE LE VESPE SONO IN GIRO, IL VINO E' BUONO

 

 

 

In natura il giallo e il nero sono spesso colori che segnalano il potenziale pericolo degli animali che li indossano. Per questo spesso la segnaletica che indica possibilità di pericolo e a cui siamo abituati, ha gli stessi colori.

 

Fra gli animali che li vestono ci sono le vespe e le api, le quali tuttavia sono differentemente pericolose e non solo.
Le vespe sono le cugine antiche delle api. Il loro nido è fatto di carta che ottengono impastando la saliva con la corteccia degli alberi. Il rilevamento di nidi nei pressi delle nostre abitazioni ci mette in allarme. Cerchiamo di disfarcene il prima possibile con i dovuti accorgimenti per non subire gli effetti della loro reazione alla nostra incursione.

Simili nei colori, con la livrea elegantemente agghindata con bande gialle e nere. Simili nel ronzio e nel loro andirivieni tra i fiori e frutti maturi della tarda estate. Eppure, tra un striscia e l’altra, tra un ronzio e l’altro, le api e le vespe nascondono delle differenze sostanziali. Vediamole:

- Le api sono vegetariane; le vespe amano principalmente la carne. Se un animale a strisce si avvicina al vostro panino con il prosciutto è una vespa, se invece è attirato dal succo di frutta è un’ape.
- Le api raccolgono il polline grazie a peli cosparsi sul corpo.
- Le vespe, invece, disinteressate a queste sostanze, presentano il corpo glabro e i colori giallo e nero risultano più brillanti.
- Il corpo delle vespe ha una forma più affusolata rispetto a quello delle api presentando un più stretto delle loro cugine: il cosiddetto “vitino da vespa”.
- Entrambe possono pungere: il pungiglione dell’ape rimane conficcato nella nostra pelle a differenza di quello della vespa.

Chi è più pericolosa?
La vespa è più aggressiva ma il suo veleno è meno pericoloso di quello dell’ape.
Se malauguratamente dovessimo essere punti da una delle due, che fare in entrambi i casi? Se il gonfiore è limitato alla zona della puntura non ci si deve preoccupare più di tanto. Se invece tutto il vostro corpo si gonfia allora la reazione allergica è diventata sistemica e bisogna correre in ospedale!

In Natura anche la vespa ha un’utilità
Le vespe fanno qualcosa di utile nella loro vita? Certo, in settembre, quando l’uva è ormai matura, lambendo la polpa degli acini rotti, tolgono la muffa grigia permettendo di fatto la produzione di un vino di altissima qualità

 

 

IL LIMONE, REGALO DI NOZZE PER GLI DEI

 

Secondo il pensiero dei Greci, per celebrare le nozze tra Giove e Giunone la terra fece sbocciare dei fiori bellissimi e spuntare dei frutti aspri ma benèfici. Così è nato il limone, agrume buonissimo coltivato fin dall’antichità e che ben si adatta alla coltivazione in vaso. In realtà, l’origine di questa pianta è incerta anche se sembra sia comparsa in Cina.
Attenzione però, anche il noto agrume ha un nemico giurato: la cocciniglia. Questo insetto, pur particolarmente insidioso, si può debellare.

Durante l’inverno si cosparge la pianta colpita con l’olio bianco, una sostanza minerale non tossica. Prima però è necessario diluirlo ponendone 20 ml per ogni litro di acqua. Il risultato sarà un angolo verde profumato, colorato e privo di sostanze inquinanti!

 

LE FORMICHE INVESTONO I RISPARMI A PRIMAVERA

 

Possono rovinare un pic nic, consumare gran parte del cibo di una credenza e, in generale, si può osservare il loro andirivieni nel nostro angolo verde, nei cortili, nei prati o in altri luoghi dell’ambiente in cui viviamo. Sono le formiche, uno dei più importanti successi della vita. Ma questi insetti sono dannosi o utili all’ambiente?
In autunno le operaie raccolgono, nel prato, una grande quantità di semi che portano nel formicaio per utilizzarli come alimento durante l’inverno. Il prato però è generoso e le formiche sono grandi lavoratrici. La quantità di semi accumulata nelle camere del loro nido è di gran lunga maggiore di quella che serve al fabbisogno alimentare invernale della comunità del formicaio.
Al suo arrivo, la primavera incontrerà una riserva di molti semi incolumi che , abbracciati dal terreno e accarezzati dall’umidità sotterranea, si trovano nelle condizioni ideali per germinare e coprendo il prato con il manto verde dei germogli che regala la vita.

 

LE ERBE AROMATICHE

 

Le erbe aromatiche hanno una voce profumata che si rivolge agli erbivori e che dice loro: attenzione non mi mangiare! Quello che noi chiamiamo profumo o gusto delicato è, infatti, un veleno pericoloso per le orde di insetti vegetariani. Noi esseri umani possiamo stare tranquilli, queste sostanze aromatiche sono addirittura benefiche se ingerite a basse dosi.
Alcuni insetti sono immuni alle sostanze velenose delle piante aromatiche anzi... dopo averle ingerite le usano a loro volta per diventare repellenti ai predatori. In questo caso però la voce per avvertire i loro nemici cambia timbro: non più profumata ma colorata come le ali delle farfalle o i riflessi metallici di tantissimi coleotteri.

 

LA ROSA

 

Come si difende la rosa dagli esseri viventi che la scelgono come preda? E quanti sono i predatori delle rose? Esiste una scienza, chiamata rodologia, che ha come unico ambito di studio la bellissima rosa e che ci svela molte cose interessanti.
La rosa usa le spine per difendersi dai grandi erbivori. Le sue foglie hanno I bordi dentellati per proteggerla invece dai bruchi degli argidi, insetti erbivori molto dannosi. La dentellatura delle foglie serve a interrompere costantemente l’attività trofica (l’atto di cibarsi) : il bruco dopo avere consumato completamente il dente della foglia deve interrompersi perché incontra uno spazio vuoto e perde un sacco di tempo per riorganizzarsi. Le probabilità che un predatore passi da quelle parti e se lo mangi aumentano come la liberazione della rosa dai suoi nemici.
La rosa, come tante altre piante, si difende e lo fa benissimo: quando è assediata dai pidocchi delle piante emette una sostanza odorosa, chiamata SOS, capace di richiamare i nemici di questi insetti parassiti, tra i quali le coccinelle.

 

AGRUMI


L’arancia Navel è la varietà di arance più diffusa al mondo. Dato che i suoi frutti non hanno i semi, la pianta deve essere necessariamente moltiplicata per via vegetativa (in pratica si preleva un pezzetto di vegetale per dare origina ad una nuova pianta). Ebbene, tutte le arance Navel derivano da un piccolo getto di un albero che cresceva a San Salvador di Bahia (Brasile) all’inizio dell’ottocento. Venne portato verso la metà dell’ottocento da un viaggiatore portoghese da San Salvador de Bahia in Brasile in California. Dai suoi getti sorse la prima immensa industria di arance.
Uno dei monumenti nazionali della California è un albero. Si tratta del primo arancio Navel (la varietà più diffusa al mondo) coltivato nello stato americano. I fiori bianchi degli agrumi, le famose “zagare”, bianchi ai nostri occhi, risplendono in realtà con una brillante color “ultravioletto”, che noi non percepiamo ma è il colore preferito delle api.

 

GLI INSETTI CHE AMANO LE PIGNE E METTONO A RISCHIO I PIATTI DELLA NOSTRA CUCINA

Lungo gli oltre 7000 chilometri di coste italiane a fianco delle strade, nei giardini e nelle città italiane, cresce un albero dal portamento regale e dalla considerevole altezza (può superare i 25 metri). Si tratta del pino domestico, specie arborea talmente diffusa nel nostro Paese da meritarsi il nome di” Italian stone pine" in Inghilterra e "Pin d'Italie" in Francia.

Il pino domestico è famoso, oltre che per la tipica chioma ad ombrello, anche per i suoi deliziosi frutti i pinoli che arricchiscono numerosi piatti tipici della nostra cucina regionale. Per citarne alcuni, il pesto ligure, la pasta con le sarde, la caponata e la torta della nonna.

Sfortunatamente però questo “monumento nazionale” sta vivendo un momento di crisi. Alla fine del secolo scorso una cimice californiana è arrivata nel nostro paese, come tutti gli stranieri, si è innamorata del pino e dei pinoli. La manifestazione di affetto si esprime sulle pigne che vengono punte dall’apparato boccale dell’insetto, con conseguenze disastrose. La produzione dei pinoli è infatti crollata con gravi danni anche economici. Gli entomologi si sono messi al lavoro per salvare il pino domestico e i suoi frutti e hanno scovato un insetto antagonista (americano ovviamente) che verrà rilasciato nel nostro paese in un prossimo futuro salvando si spera questo “simbolo d’Italia”.

Il pino domestico può essere confuso con il pino marittimo anch’esso piuttosto comune nella nostra penisola; distinguerli è facile: è sufficiente "stropicciare" una manciata di foglie aghiformi verdi. Nel caso del domestico si otterrà un odore simile a quello dei pinoli, mentre il marittimo sprigiona un odore molto più aspro.

 

MURO ANTICO FA BUON CAPPERO

 

Sopra le scogliere del mediterraneo, sempre riarse dal sole e bagnate dagli spruzzi del mare, crescono poche piante. Tra queste c’ è il cappero, il vegetale che è diventato uno dei simboli dell’isola della Sicilia e non solo.

Questa pianta ha un portamento strisciante e accarezza, con le sue foglie sempreverdi e di un colore verde scuro, le falesie e le scogliere.

Ma la bellezza non è l’unico regalo che il cappero elargisce a questo angolo di mondo circondato dal mare. Da questa meravigliosa pianta ricaviamo delle vere e proprie leccornie conosciute fin dall’antichità.

I boccioli dei suoi fiori, infatti, vengono raccolti prima della fioritura, conservati sott’olio, sott’aceto ma soprattutto sotto sale, e usati in mille piatti delle cucina mediterranea.
Questa pianta umile, si accontenta di poco. Semino dopo semino, bocciolo dopo bocciolo, è riuscita ad allontanarsi dalle coste del mare in cui nacque Venere e a insediarsi sulle mura di tante città italiane e lungo le pareti di antiche rocche e vecchi castelli.

Tra questi capperi viaggiatori forse il più famoso, per vari motivi, è quello della rocca di Lugo di Romagna. Il primo motivo è legato al clima della città, un po’ diverso rispetto a quello tipico del mediterraneo. Il secondo è legato al suo sapore, particolarmente gradevole. La sua celebrità tuttavia, è dovuta soprattutto al "diritto di capperaggio" introdotto da una delibera del Comune. La raccolta di questa prelibatezza è gestita direttamente dall'Amministrazione comunale. I piccoli boccioli, dopo essersi uniti al sale della vicina Cervia, vengono inseriti in piccoli vasetti, con tanto di sigillo in terracotta, che il Sindaco e gli assessori offrono in dono agli ospiti del Comune.
Raggiunta la quantità di cinquanta chilogrammi di raccolta, il Comune consente ai cittadini lughesi la libera raccolta grazie “diritto di capperaggio”.
Il cappero, oltre a essere bello, coraggioso e buono, questa pianta è anche molto salutare, le parti verdi contengono infatti alte dosi di quercetina, un antiossidante oltremodo efficiente e benefico.

 

CICALE: E’ VERO OZIO?

 

Iniziamo subito con il dire che le cicale in inverno se la passano benissimo e non chiedono nulla né alle formiche né agli altri esseri del bosco. Durante i mesi freddi, le forme giovanili riposano tranquille sotto la terra in una sorta di letargo che, nel mondo degli insetti, prende il nome di diapausa. In primavera si svegliano e passano il tempo a nutrirsi della sostanza organica nel terreno e quindi, con l’arrivo del caldo dell’estate, arriva il momento di uscire dal terreno per andare sopra gli alberi a cercare l’amore.
Ma prima, la giovane cicala compie la muta: abbandona cioè lo scheletro esterno e si trasforma in una bella cicala canterina che abiterà sulle cime degli alberi. La vecchia corazza, chiamata esuvia, si trova facilmente alla base degli alberi proprio nei primi mesi dell’estate.
A cantare, in verità, sono solo i maschi e lo fanno per un unico motivo: attirare le femmine. Alla fine della stagione dell’amore le femmine depongono le uova nel terreno e i figli neoscugliati riprenderanno a fare quello che da millenni hanno fatto i loro genitori: mangiare, andare in diapausa e, l’anno successivo, cantare a squarciagola serenate d’amore.

Le cicale vivono in tutti i luoghi piuttosto caldi e quindi non solo in Italia. Esistono tante specie di questo insetto e quindi anche tanti canti diversi, alcuni davvero bizzarri. Nel folto della foresta amazzonica, per esempio, esiste una cicala che al posto del solito cicaleggio emette un suono simile al raglio di un asino. Sempre in questa foresta tropicale un’altra fischia esattamente come un treno. Se ci spostiamo dall’atra parte del mondo e precisamente in Malesia potremmo ascoltare, sempre nel folto della foresta, dei maschi di cicala che applaudono al posto di frinire. Gli indigeni, che conoscono bene la sensibilità femminile a tale suono, si aggirano per la foresta con dei grossi sacchi appesi al collo e si mettono a battere le mani con forza. Legioni di femmine si dirigono ingenuamente verso di loro sperando di trovare l’amore. Ma ahimè al posto del principe azzurro trovano una pentola colma di olio bollente. I locali infatti catturano questi insetti e, dopo una bella infarinatura, li gettano nell’olio bollente per una bella frittura a base di cicale che, pare, sia squisita.