Diamo all’acqua una seconda vita

Diamo all’acqua una seconda vita

L’acqua è un bene prezioso ed esauribile. Secondo l'Onu entro il 2050 la domanda di acqua crescerà fino a superare di oltre il 30% i livelli attuali di utilizzo a causa non solo dell'aumento della popolazione ma anche degli sprechi e degli effetti del cambiamento climatico.

Favorire un modello circolare della gestione idrica è dunque fondamentale. Il recupero e il riutilizzo, dopo adeguati trattamenti di depurazione, rappresentano le tappe fondamentali per sfruttare l'acqua in modo sostenibile.

Depurare di più e meglio

Nel nostro Paese, come d'altronde nel resto del mondo, la gran parte dell’acqua depurata viene utilizzata in agricoltura (60%), nel settore energetico e industriale (25%) o reimmessa nell’ambiente. Nei primi due casi sii tratta di usi qualitativamente meno esigenti, dove non serve tanto la potabilità quanto assicurare una maggiore disponibilità. Solo il 15% è invece destinato a scopi domestici.

La sfida è depurare sempre meglio, in modo da riutilizzare al massimo "l’oro blu" non solo in un settore come l’agricoltura, minacciato dalla siccità e dall’esaurimento delle miniere di fosforo, ma anche nelle città, stressate dal clima, dagli sbalzi di temperatura e dal fenomeno delle cosiddette bombe d’acqua.

Raccogliere l’acqua usata nelle città (acque nere) e l’acqua piovana (acque bianche), depurarla e rilasciarla alle campagne è una delle funzioni importanti degli operatori idrici. In futuro le acque reflue depurate saranno sempre più fondamentali anche in ambito urbano, nelle abitazioni come nei servizi e nei luoghi di aggregazione sociale.

Fortunatamente in Europa sono già molti gli esempi virtuosi da cui trarre ispirazione.

La gestione delle acque in Olanda

In Olanda per esempio, tecniche moderne per il trattamento delle acque reflue industriali e domestiche erano già utilizzate negli anni '70. Gli olandesi hanno sviluppato per secoli una grande capacità nel convogliare e gestire l’acqua, del mare o dei fiumi. Due terzi della nazione, infatti, sarebbe letteralmente sommerso se non ci fossero grandi opere di ingegneria idraulica come dighe, pompe idrovore e un accurato sistema di valorizzazione dei bacini idrografici.

Oggi il livello di riciclaggio delle acque di scarico industriali è elevatissimo e l’acqua di qualità sufficiente da poter essere utilizzata anche nell’industria alimentare e delle bevande.

Il Paese, grazie a costanti investimenti nel settore, ha raggiunto uno dei valori minori al mondo per le perdite del sistema idrico, che ammontano soltanto al 5% del totale. Un modello all'avanguardia e già pienamente circolare, nell’ottica dello sviluppo sostenibile.

Una stazione di trattamento delle acque reflue in Olanda.
Via Pagina Facebook @SustainableKelseaYoga

Il biofiltro finlandese

Circa un milione di finlandesi trascorre parte dell’anno in case per le vacanze non servite dalla rete fognaria municipale. Le acque di scarico provenienti da queste abitazioni costituiscono una sostanziale fonte di inquinamento da fosforo per i corsi d’acqua finlandesi, seconda soltanto all’agricoltura.

Tuttavia, poiché molte di queste case sorgono in luoghi dove è estremamente difficile se non impossibile installare nel sottosuolo un filtro per lo smaltimento delle cosiddette “acque grigie” (le acque di lavaggio, cucina e lavanderia) è stato necessario ricercare una soluzione alternativa. Con il sostegno di fondi pubblici, una società (la Biolan Oy) ha realizzato un dispositivo domestico per la filtrazione. L'impianto utilizza un particolare tipo di muschio, il Warnstorfia, i cui microrganismi, attraverso un’azione meccanica e biologica, filtrano le impurità e i nutrienti presenti nelle acque reflue. Il materiale organico può, inoltre, essere sostituito senza difficoltà e riciclato nella produzione di compost dopo l’uso.

Il riutilizzo potabile in Africa e in Asia

Solo in rarissimi casi o in Paesi minacciati dalla siccità e con esigue disponibilità d’acqua si realizzano casi di riutilizzo delle acque reflue per usi potabili. Uno di questi è Windhoek, in Namibia: una città di 250 mila abitanti, a 1600 metri sul livello del mare, molto lontana da fiumi e mari.  Si tratta del primo esempio nel mondo di riuso diretto dell’acqua reflua: un’esperienza partita nel 1968 e che ad oggi, grazie a impianti ad alta tecnologia, non ha prodotto alcun effetto sanitario negativo sulla popolazione.

A Singapore, isola che ha sempre importato grandi quantitativi d’acqua dalla Malaysia, vista una domanda idrica molto superiore all’offerta locale si è adottato un rimedio per far fronte alla carenza idrica. All’inizio degli anni 2000 è stato costruito un impianto per desalinizzare e depurare le acque reflue domestiche e piovane. La nuova acqua, opportunamente trattata e disinfettata, è stata chiamata “NEWater” e viene usata per ricaricare i bacini acquiferi e in una piccola parte per usi domestici.

 

Il recupero delle acque dal depuratore Hera di Corticella

L’attenzione alla sostenibilità e circolarità del Gruppo Hera si concretizza anche in azioni mirate a risparmio, riuso e recupero dell’acqua. Grazie a un progetto innovativo in sinergia con la Regione Emilia-Romagna, l'acqua in uscita dal depuratore Hera di Bologna alimenta i canali cittadini del Navile e di Savena Abbandonato, garantendo il miglioramento dell'equilibrio ecologico-ambientale e una maggiore tutela della biodiversità.