Dorando Pietri: l’energia eroica di un maratoneta

Dorando Pietri: l’energia eroica di un maratoneta

Un garzone di pasticceria divenuto un vero mito. Dorando Pietri è entrato correndo nella storia dello sport: le sue gesta sono ancora oggi impresse nella memoria collettiva di noi italiani (e non solo). Nato nel 1885 in una famiglia di contadini a Correggio, l’atleta emiliano fece i suoi primi passi da maratoneta assistendo a una gara podistica a Carpi, dove con i genitori si era trasferito da bambino. Durante quell’evento iniziò d’impeto a correre dietro ai concorrenti, seguendoli fino al traguardo e mantenendo la stessa andatura del vincitore. Fu il casuale inizio di una carriera costellata di successi nazionali e internazionali e culminata nella leggenda durante la competizione più ambita: le Olimpiadi.

Londra 1908

È il 24 luglio del 1908: Dorando Pietri ha 23 anni e rappresenta l’Italia nella maratona in programma alle Olimpiadi di Londra. Maglietta bianca e pettorina n° 19, deve percorrere i 42 km e 195 metri che dal prato est del Castello di Windsor portano fino al White City Stadium. Soprattutto, deve cercare di battere il grande favorito della gara: un indiano-canadese di nome Tom Longboat. Che però dopo essersi letteralmente scolato una bottiglia – all’epoca si usavano champagne e brandy come corroboranti nelle prestazioni sportive – stramazza al suolo ben prima dell’arrivo. La stessa fine fanno molti altri concorrenti, che Pietri supera uno a uno resistendo strenuamente alla fatica.

L’atleta emiliano entra per primo nello stadio davanti allo statunitense Johnny Hayes, ma è in stato confusionale: il suo cervello è in gravissimo debito di zuccheri e le gambe si muovono solo per inerzia. All’ingresso nell’impianto, disorientato, sbaglia direzione e cade più volte, ma con l’aiuto di alcuni personaggi che sono sulla pista viene letteralmente sollevato da terra e ricondotto sulla retta via, fino al taglio del traguardo. Pietri vince ma non indossa alcuna medaglia: è squalificato per il sostegno ricevuto nell’ultima parte della gara. Riceve però una coppa d’oro del tutto simile a quella del vincitore Hayes: la leggenda narra che sia stato l’autore di Sherlock Holmes, Arthur Conan Doyle, presente in pista durante quegli ultimi momenti concitati, a convincere la regina Alessandra a consegnargli il premio.

Una vicenda romanzesca, che non si conclude nella città di Sua Maestà. Poco dopo le Olimpiadi, al Madison Square Garden di New York, si tiene una vera e propria resa dei conti tra Dorando Pietri Johnny Hayes, che si sfidano in pista sulla distanza della maratona: è la grande rivincita del corridore emiliano, consacrata ufficialmente con tanto di premiazione.

Il colpo di scena finale

Dorando Pietri muore nel 1942, ma i colpi di scena proseguono anche dopo la sua scomparsa. In pochi sanno che durante le Olimpiadi di Londra del 1948 Pietri, deceduto in realtà già da 6 anni, viene invitato per essere lo starter della maratona. Un uomo risponde a quell’invito, e si spaccia per lui rilasciando interviste e partecipando come ospite d’onore in vari eventi. È chiaramente un impostore, ma nessuno se ne accorge. Nessuno eccetto un gruppo di carpigiani, che per difendere la memoria del loro illustre concittadino si recano in Gran Bretagna e lo smascherano appena prima dell’inizio della gara.

Un eroe nazionale

Pietri passò i suoi ultimi anni a Sanremo, dove aprì un hotel insieme a suo fratello, investendo i soldi guadagnati durante l’intera carriera sportiva. Gli affari però non andarono bene, e finì a lavorare in una rimessa per auto dove un infarto lo stroncò a soli 57 anni.

La determinazione e il coraggio con cui rischiò la vita pur di tagliare per primo il nastro a Londra hanno fatto di lui un eroe nazionale, oltre che il protagonista di un libro (Il sogno del maratoneta di Giuseppe Pederiali) e un esempio indimenticabile della capacità umana di sfidare i propri limiti. Un piccolo uomo – era alto meno di un metro e sessanta – dall’energia smisurata.

In Cover, Dorando Pietri sull’orlo del collasso viene aiutato a superare il traguardo della maratona ai Giochi Olimpici di Londra nel 1908. Via Wikimedia