L'importanza dell'utilizzo del fotovoltaico in agricoltura

L'importanza dell'utilizzo del fotovoltaico in agricoltura

La sinergia tra fotovoltaico e agricoltura è, e deve essere incentivata. Sono queste le richieste che numerose associazioni ambientaliste (tra le quali WWF, Legambiente e GreenPeace) hanno indirizzato al Governo affinché si attivi concretamente per mettere in campo misure e criteri che stimolino l’efficace connubio tra il settore agricolo e quello fotovoltaico.
Sostenibilità, decarbonizzazione e redditività a lungo termine. Questi sono solo alcuni dei risultati che si potrebbero concretamente ottenere.

Il fotovoltaico in agricoltura: un upgrade necessario

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, conosciuto come PNIEC, per il periodo 2021-2030 parla chiaro: entro quell'anno sarà necessaria un’implementazione fino a 32 GW di nuovo fotovoltaico che non può essere installato solo sui tetti di abitazioni e imprese. I termini del binomio fotovoltaico-agricoltura, però, sono da sempre conflittuali, perché l’implementazione del primo richiede il sacrificio di spazio (e non solo) al secondo. Come risolvere questa conflitto a prima vista insanabile? Realizzando nuovi impianti o modernizzando rendendoli più efficienti quelli esistenti. Una soluzione “compromesso” sarebbe quella, ad esempio, di destinare al nuovo fotovoltaico tutta quelle ampie aree di terreno considerate “in condizioni tali da non consentire una redditizia attività agricola” e che non rientrino tra i terreni considerati “di pregio” sotto il profilo ambientale. Gli agricoltori si vedrebbero, sì, sottrarre dei terreni (neanche troppo redditizi), ma in cambio otterrebbero un reale modello agrivoltaico, beneficiando di conseguenza di entrate economiche integrate in grado di supportare la loro attività.

Agro-fotovoltaico: le norme necessarie

Secondo i calcoli e le stime realizzati, soltanto il 30% circa del fotovoltaico previsto entro il 2030 dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima potrà essere installata sui terreni industriali, su suoli contaminati, sui tetti. Per realizzare il restante 70% degli impianti che dovrebbero garantire i 32 GW (considerando che lo spazio tra i moduli è piuttosto ampio e per ogni MWp sono previsti due ettari di terreno) si stima che saranno necessari all’incirca tra i 40 e i 70mila ettari di terreno per raggiungere l’obiettivo prefissato. Stiamo quindi parlando di una percentuale di circa lo 0,2/0,4% dei terreni coltivabili disponibili sul suolo italiano. Perché ciò avvenga, è necessario che le autorità competenti in materia emanino provvedimenti specifici e chiari. Non solo, occorre supportare lo sviluppo del fotovoltaico e tutelare l’agricoltura orientandoli a un comune modello agrivoltaico. Le norme attuali, infatti, consentono ancora la realizzazione di impianti fotovoltaici su terreni destinati ad uso agricolo, senza specificare alcuna limitazione in merito. Ciò, nel concreto, si traduce con lo sviluppo del fotovoltaico a scapito dell’industria agricola. Non è questo il principio su si fonda il modello agrivoltaico. Esso si propone invece come un progetto di valorizzazione e integrazione.

Gli incentivi destinati alle aziende agricole

Le aziende agricole che dovessero disporre, all’interno del proprio patrimonio terriero, degli spazi considerati come “non sufficientemente redditizi”, potrebbero tranquillamente prendere in considerazione l’adesione al modello agrivoltaico. Cosa significa, in concreto, portare sui propri terreni degli impianti fotovoltaici?
Significa contribuire attivamente alla produzione ecosostenibile di energia rinnovabile, ottenendo al contempo l’integrazione del proprio reddito da poter utilizzare per ampliare, modernizzare o sostenere i costi e gli investimenti aziendali. Quest’ultimo è un punto sensibile per gli operatori del settore agricolo: quali sono concretamente i vantaggi economici per l’azienda?
L’azienda agricola che intendesse cedere terreni al fotovoltaico guadagnerebbe, con gli incentivi fondati sulle tariffe del Conto Energia o con benefit derivanti dallo scambio sul posto; risparmierebbe sul costo dell’energia elettrica; usufruirebbe di benefici fiscali poiché il reddito derivante dall’impianto sarebbe classificato come “reddito agrario”. Il valore economico dell’azienda ne risulterebbe incrementato. Non solo: se l’impianto fotovoltaico venisse installato in campi coltivati, sarebbe in grado di fornire naturalmente ombra alle colture, proteggerle dal gelo o dalla grandine e consentendo di conseguenza una resa stabile e duratura nel tempo. Ultimo fattore da considerare, non meno importante, l’incremento d’immagine dell’azienda in termini di credibilità per il concorso alla promozione dell'agricoltura sostenibile a zero emissioni.