Il Ddl Terra mia è un regalo per l'ambiente

Il Ddl Terra mia è un regalo per l'ambiente

Il Ddl “Terra mia” è un testo di 32 articoli che si propone di revisionare le disposizioni penali in merito all’ inquinamento del suolo e alle pene per chi si macchia di tale reato. Fortemente voluto dal Ministero dell’Ambiente in stretta collaborazione col Ministero della Giustizia, il Ddl “Terra mia” disciplina la relazione con le bellezze e le risorse ambientali italiane, classificandole fra i beni da tutelare giuridicamente rilevanti.

La discarica abusiva

Il Ddl “Terra mia” si apre con una modifica alle sanzioni penali relative a interventi e attività soggetti ad Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Cambiano le sanzioni in caso di esercizio abusivo delle discariche, con l’obiettivo di responsabilizzare i proprietari dei terreni su cui queste discariche vengono realizzate, all’abbattimento dell’inquinamento ambientale attuale.
Nei casi di accertamento di discariche “non autorizzate”, dunque abusive, per i proprietari sarà molto più difficile rientrare in possesso delle aree sequestrate o confiscate.
Il reato derivante dall’organizzazione di una discarica abusiva, prevede pene dalla reclusione da uno a tre anni, con sanzioni pecuniarie da 5.000 a 25.000 euro. Se, all’interno della discarica abusiva, si rintracciano residui di rifiuti pericolosi, la reclusione è da tre a sei anni e la sanzione pecuniaria da 25.000 a 100.000 euro.

La confisca dell’area

L’attuale disciplina stabilisce che, in caso di condanna o patteggiamento, l’area utilizzata come discarica abusiva vada confiscata “se di proprietà dell’autore o del compartecipe del reato”. Il Ddl “Terra mia” impone ai titolari che volessero rientrare in possesso di aree confiscate o sequestrate, di dimostrare di non aver tratto profitto dall’attività illecita altrui e di aver usato “ogni opportuna diligenza” per evitare che un proprio bene venisse utilizzato in maniera impropria. Ogni area verrà comunque confiscata, a meno che essa non risulti appartenente ad un soggetto completamente estraneo ai fatti. Solo in tal caso, l’area sarà restituita con obbligo di bonifica e ripristino del luogo.

I rifiuti: la gestione e l’abbandono

Anche per chi mal gestisce o abbandona rifiuti sono previsti inasprimenti di pena. Chiunque sia scoperto ad effettuare attività illecita di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti senza la specifica autorizzazione, rischia una pena che va da uno a tre anni di reclusione con multa da 5.000 a 25.000 euro. E’ prevista l’aggravante se si tratta di rifiuti pericolosi. Anche per i privati abbandonano rifiuti o rifiuti pericolosi, ricorre l’illecito penale contravvenzionale con conseguente arresto da tre mesi a un anno e pena pecuniaria da 2.600 a 26.000 euro.

Le modifiche al codice antimafia

Un altro punto fondamentale del Ddl “Terra mia” è rappresentato dalle modifiche al decreto legislativo 159 del 2011, il Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Il testo, rivisto in particolare nell’articolo 13, include l’ambiente tra gli elementi considerati “beni giuridici rilevanti da tutelare”. Soltanto in questo modo sarà possibile punire adeguatamente chi danneggia o mette in pericolo l’ambiente, attuando inoltre anche valide misure di prevenzione. In virtù di ciò, si introduce il daspo ambientale, il quale prevede l’allontanamento di soggetti reputati “pericolosi” da luoghi in cui si ritiene che stiano commettendo reati o danneggiamenti contro l’ambiente stesso. I soggetti in questione, indiziati di “delitti di inquinamento ambientale”, saranno sorvegliati speciali della Polizia di Stato.

L’articolo 17: responsabilità amministrativa degli enti

Con le modifiche apportate all’articolo 17, l’incendio boschivo, la morte o le lesioni come conseguenza dei delitti di inquinamento ambientale, impedimento di controllo, omessa bonifica e attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, saranno afferiti alla responsabilità amministrativa degli enti. Un importante passo in avanti che, con le parole del Wwf: “è una risposta al far west nelle nostre città, costituisce certamente uno strumento importante per contrastare chi, al Nord come al Sud d’Italia, crede di poter creare zone franche, autorizzate e non, in cui vengono abbandonati o stoccati illegalmente enormi quantità di rifiuti, anche pericolosi, dove spesso si sviluppano roghi tossici che rilasciano emissioni inquinanti, comportando gravi danni per la salute e mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini”.