Perché la canapa può avere un ruolo fondamentale nel packaging

Perché la canapa può avere un ruolo fondamentale nel packaging

Osteggiata per lungo tempo per la consueta associazione alla marijuana, la canapa è, e può essere, ben più che una sostanza psicotropa. Bandita dal mercato nel 1937, la coltivazione della canapa è stata ripresa soltanto durante la Seconda guerra mondiale per sopperire alla mancanza di materie prime indispensabili ai soldati. È stata poi abbandonata nuovamente, per essere legalizzata definitivamente soltanto nel 1997: da allora olio di canapa, latte di canapa, proteine di canapa, cuore di canapa, cosmetici a base di canapa, tessuti e abiti si producono senza sosta e con ottimi risultati. A questa lunga lista di prodotti, ora, si aggiungono con estrema soddisfazione anche le bioplastiche sostenibili.

Le caratteristiche della canapa

La principale e fondamentale caratteristica della fibra estratta dalla pianta di canapa è l’estrema resistenza. Questa qualità è stata subito notata ed è stato il motivo principe dell’uso quasi esclusivo delle coltivazioni da parte dell'industria tessile, che la impiegava per la produzione di abiti e attrezzature da lavoro leggeri e resistenti.
La canapa industriale, una varietà particolare che contiene meno dello 0,3% del composto psicoattivo di THC, era inoltre facile da reperire grazie all’adattabilità estrema della pianta. Cresce facilmente sulla maggior parte dei terreni, senza richiedere grandi quantità d’acqua, di fertilizzanti chimici e pesticidi. Va sottolineata inoltre la convenienza di questo materiale: la parte fibrosa della canapa, quella necessaria alla creazione di bioplastica, rappresenta lo scarto di lavorazione, ovvero quella parte che rimarrebbe inutilizzata dopo che la parte pregiata della pianta è stata prelevata e utilizzata. La possibilità di destinare utilmente ogni parte della pianta ne rende l’impiego altamente redditizio anche per la ragione che si evitano inutili e dannosi sprechi.

Bioplastiche per imballaggi sostenibili

Durante la sua rapida crescita, una pianta di canapa industriale assorbe dall’atmosfera una quantità molto elevata di carbonio, il quale viene trasformato nell’alta percentuale di cellulosa tipica della pianta adulta: circa il 65/70% della biomassa. Questa elevata percentuale di cellulosa fa  della canapa un materiale ideale per la produzione di bioplastica. La bioplastica è una sostanza a base vegetale, biodegradabile e compostabile, che presenta le medesime qualità di leggerezza e resistenza della plastica ricavata da processi chimici. La sua produzione avviene mediante la sostituzione del carbonio a base fossile (petrolio) con il carbonio proveniente da fonti rinnovabili, come la canapa, per l’appunto.
Kevin Tubbs, fondatore della Hemp Plastic Company, auspica che la bioplastica derivante dalla canapa possa affacciarsi al mondo come protagonista di un futuro più green e rispettoso dell’ambiente. L’evento non è poi così remoto: stando alle stime, pare che la richiesta da parte di consumatori e aziende di avere prodotti e packaging più sostenibili sia diffusa, aspetto che renderebbe la creazione di bioplastica a base di canapa una prospettiva vicina.

Le applicazioni della canapa

L’Unione Europea lavora da anni sull’ambizioso progetto di liberare il suo territorio dalla plastica tradizionale, il cui smaltimento richiede un importante dispendio di tempo, energie, risorse economiche. Questo obiettivo viene perseguito per rendere il sistema più sostenibile, e contrastare gli effetti dannosi delle grandi quantità di materiale plastico abbandonato nell’ambiente. La bioplastica di canapa sarebbe la rivoluzione: completamente compostabile e biodegradabile, potrebbe essere utilizzata per una gran quantità di oggetti: dal packaging e dagli imballaggi sostenibili, fino alla produzione di tessuti e accessori per case di moda all’avanguardia; dalla telefonia e dalla domotica, fino all’architettura, all’illuminazione, e al design.
La bioplastica derivante dalla canapa può essere una alternativa reale all’ enorme quantità delle plastiche di sintesi ancora diffusamente utilizzate.