Salvaguardia ambientale: non possiamo più tirarci indietro

Salvaguardia ambientale: non possiamo più tirarci indietro

Che l’ambiente ci stesse chiedendo aiuto, è noto. Ma, fino all’inizio del lockdown, non era ben chiaro con quanta urgenza richiedesse la nostra attenzione. Durante l’arresto forzato di tutte le attività, la Natura, come fosse un gigantesco polmone, ha ripreso a respirare mostrandoci chiaramente ed inequivocabilmente i limiti dei nostri stili di vita. I cambiamenti sono stati evidenti e significativi. Ecco quali sono stati e per quale motivo dovrebbero farci profondamente riflettere.

2020: la svolta, finalmente?

Il 2020 è l’anno che si mostra al mondo come una vera e propria svolta, uno spartiacque tra un passato conosciuto, vissuto a grande velocità, e un futuro incognito, sicuramente dominato da nuovi timori. Il Coronavirus, passando silenziosamente di persona in persona, di continente in continente, ha coinvolto e sconvolto il mondo intero, cambiando per sempre quella che è la nostra percezione di ciò che ci circonda, sia a livello sociale che a livello ambientale.

Gli effetti atmosferici del lockdown

Per contrastare la diffusione del virus Covid-19 siamo stati costretti a fermarci, rinunciando a tutte le attività che fino a poco prima dell’8 marzo 2020 davamo per scontate. Niente relazioni sociali in presenza fisica, niente sport, niente attività collettive o individuali all’aperto: tutto si è interrotto, tutto è stato “sospeso”.

La Natura ha continuato il suo corso e, mentre il mondo intero ha rallentato fin quasi a fermarsi, l’ambiente ne ha approfittato per riprendere i suoi ritmi e i suoi spazi vitali, troppo spesso invasi impropriamente e anzi con azioni maldestre dall’uomo.

Il primo e più evidente effetto del lockdown è stato sicuramente un forte abbassamento dei livelli di inquinamento globale: le chiusure imposte dalla pandemia hanno fatto calare alcuni tipi di emissioni e, anche nelle metropoli più trafficate e inquinate del pianeta, l’aria è tornata ad essere respirabile. Una notizia positiva, ma che non deve abbassare l’attenzione nei confronti dello smog, dato che l'inquinamento globale da CO2 è sempre, e comunque, a livelli record.

La quasi totale assenza di presenza umana nelle città ha fatto sì che la Natura ricominciasse, progressivamente, a esprimersi. Nei centri urbani, la fauna selvatica è stata avvistata in più occasioni mentre si riappropriava di spazi deserti, cercando cibo tra i bidoni dei rifiuti. Non solo gli animali hanno fatto irruzione nelle nostre vie: piante e fiori, complici i mesi primaverili, sono cresciuti indisturbati tra le crepe dei marciapiedi e tra i ciottoli dei selciati delle più grandi piazze italiane.

Quali risposte dobbiamo dare al Pianeta

È come se durante il lockdown ci fossimo “risvegliati”, prendendo coscienza di tanti aspetti delle nostre vite che (forse) abbiamo avuto sempre davanti agli occhi, ma che, presi dalla frenesia dei ritmi della quotidianità, abbiamo ignorato.

La sottrazione della libertà, la solitudine, la condivisione forzata degli spazi, il non poter stare vicino ai nostri cari in un momento drammatico, la perdita del lavoro, sono tutti aspetti che ci hanno fatto riflettere e che ci hanno cambiati. Ci siamo spesso ripromessi di "essere migliori” una volta tornati alla “normalità”, soprattutto nei confronti del mondo che abitiamo. Lo stiamo facendo realmente?

È ancora presto per dire come cambierà, nel lungo periodo, il nostro rapporto con la Natura. Fatto sta che tutti abbiamo compreso quanto sia limitato il tempo a disposizione, e anche il capitale naturale che utilizziamo. Basti pensare che l’umanità sta attualmente utilizzando le risorse del pianeta come se disponessimo di 1,75 pianeti. Non è così.

Le risposte devono venire dalle singole persone, ma anche e soprattutto dalle Istituzioni, che devono sensibilizzare i cittadini ed elaborare accordi e piani per la salvaguardia ambientale, senza abbassare mai l’attenzione e abbracciando finalmente un’economia circolare. L'Unione europea è tra le realtà più attive nella lotta al gas serra. Tra i suoi obiettivi, c’è quello di ridurre le emissioni del 40% entro il 2030. Inoltre il Green Deal europeo, prevede una serie di misure che hanno quale obiettivo quello di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050.

Purtroppo, per ora, non sappiamo cosa ci aspetta dal punto di vista sanitario, ma se pensiamo al nostro Pianeta una cosa è certa: non possiamo più fare finta di niente. E tutti, attraverso piccole e semplici azioni quotidiane (come ad esempio rendere la propria casa più green o prediligere l’utilizzo di energia verdepossiamo salvare davvero questa nostra casa comune, che ci fornisce le risorse vitali, senza chiedere nulla in cambio se non rispetto per continuare a vivere.